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Alternative ad Anki per studenti

Chi cerca un'alternativa ad Anki di solito non cerca un algoritmo migliore: cerca di non dover scrivere le schede. Vale la pena distinguere i due problemi, perché la risposta cambia completamente, e in diversi casi la risposta giusta è restare su Anki.

Perché si cerca un'alternativa ad Anki

Per tre motivi, che si presentano in quest'ordine: l'interfaccia, che mostra opzioni prima di mostrare risultati, la configurazione, che chiede decisioni su intervalli e tipi di scheda prima che si abbia un'opinione, e il materiale, che non esiste finché non lo si scrive.

Il terzo è quello che fa abbandonare, e gli altri due sono quasi sempre il modo in cui viene raccontato. Anki, rilasciato nel 2006 da Damien Elmes e distribuito come software libero sotto licenza AGPL, è costruito sul presupposto che tu sappia già cosa devi ricordare e sia disposto a formularlo sotto forma di domande. Per uno studente di medicina che prepara anatomia quel presupposto è vero, ed è la ragione per cui in quell'ambito Anki è di fatto uno standard e nessuno cerca alternative. Per uno studente di scuola media, o per il genitore che lo affianca la sera, il presupposto salta: le domande sono esattamente il lavoro che non si sa da dove iniziare, e nessun miglioramento dell'interfaccia lo riduce. Cambiare app per questo motivo porta nel punto di partenza con un'app diversa.

Che cosa rende Anki difficile per uno studente della scuola dell'obbligo

Il fatto che i mazzi condivisi non seguono il suo programma. È il punto che i confronti fra app di solito saltano, e nella pratica è quello decisivo.

Anki ha una libreria enorme di mazzi pubblici, ma un mazzo è stato scritto da qualcuno per la propria classe, con il proprio libro di testo e il proprio insegnante. Per l'università funziona, perché anatomia e farmacologia sono le stesse in tutto il mondo e un mazzo vale per chiunque. Per la scuola dell'obbligo funziona male: il programma di storia della terza media italiana, con gli argomenti nell'ordine in cui li affronta quella classe e con le parole che usa quel libro, non è un contenuto che si trova già impacchettato. Quindi lo studente scarica un mazzo, scopre che copre una parte di quello che gli serve e il resto no, e torna al punto di partenza con in più la sensazione di aver perso tempo. Il lavoro di selezione di quello che serve, in molti casi, costa quanto scrivere le schede da zero.

Quizlet: l'alternativa più immediata

Quizlet è il passaggio più naturale per chi trova Anki troppo faticoso da iniziare. Fondato nel 2005 da Andrew Sutherland, è costruito attorno alla ricerca di set già pronti: si digita l'argomento e si comincia.

Il guadagno è tutto nei primi cinque minuti, che è esattamente il punto in cui Anki perde le persone, e non va sottovalutato: un metodo che non si inizia non produce nulla. Il costo sono due cose. La ripetizione spaziata è presente ma meno controllabile, quindi chi vuole capire e regolare gli intervalli si troverà più stretto di quanto sperava. E diverse modalità di studio sono dietro un abbonamento, quindi la versione gratuita è meno completa di quanto sembri quando si comincia. Resta comunque il problema del materiale di terzi, identico a quello dei mazzi Anki: un set trovato in rete è più veloce da usare e meno aderente al proprio programma, e la scelta fra queste due cose è la vera decisione che stai prendendo quando cambi app, non quale interfaccia ti piace di più.

Mnemosyne: Anki senza le opzioni

Mnemosyne è la risposta a chi vuole il comportamento di Anki senza la sua superficie di configurazione. È un progetto open source che fa schede e ripetizione spaziata, e si ferma lì.

Chi lo sceglie lo fa per due ragioni dichiarate: un'interfaccia che non chiede decisioni prima dell'uso, e dati che restano in un formato aperto sulla propria macchina invece che su un servizio. Il progetto raccoglie da anni statistiche anonime sulle ripetizioni per la ricerca sull'algoritmo, cosa che nessuna app commerciale fa allo stesso modo e che rende chiaro quale sia il suo pubblico. Quello che non cambia è il punto critico: le schede le scrivi tu, e qui non esiste nemmeno una libreria condivisa da cui partire. Se il motivo per cui stai cercando un'alternativa ad Anki è la preparazione del materiale, Mnemosyne risolve l'interfaccia e lascia intatto il problema vero, quindi il cambio non ti porterà dove speri. Se invece il motivo era solo il rumore delle opzioni, è la scelta giusta.

SuperMemo: se il problema è l'algoritmo e non il materiale

SuperMemo è l'alternativa da considerare solo se stai cercando più profondità, non meno fatica. È il programma in cui la ripetizione spaziata è nata come software, con la prima versione per DOS nel 1987, ed è ancora sviluppato dal suo autore Piotr Woźniak.

Offre una cosa che Anki non ha nella stessa forma: l'incremental reading, cioè la possibilità di leggere un testo lungo a pezzi distribuiti nel tempo estraendo le domande durante la lettura, invece di preparare le schede in una sessione a parte. Per chi studia da fonti lunghe è una differenza sostanziale, e in parte affronta proprio il problema del materiale, perché le schede nascono mentre leggi. Per uno studente della scuola dell'obbligo, però, è fuori scala: le fonti sono un libro di testo già organizzato in capitoli brevi, e l'interfaccia, che porta i segni di decenni di sviluppo, rende la salita più ripida di quella che si stava cercando di evitare. In breve: è un passo avanti, ma nella direzione opposta al motivo per cui la maggioranza cerca alternative, e conviene saperlo prima di provarci.

YouBrix: quando il problema sono le schede da scrivere

YouBrix affronta la parte che tutte le alternative precedenti lasciano al loro posto: il materiale. I contenuti vengono generati e programmati dall'intelligenza artificiale seguendo il programma scolastico del bambino, che resta allineato automaticamente invece di essere assemblato a mano.

Cambia anche la forma della sessione, e conviene saperlo prima di provarlo. Le sessioni durano circa venti minuti, sono pensate per essere quotidiane e per essere fatte da un genitore insieme al figlio, non dal ragazzo da solo davanti a un mazzo: se cerchi uno strumento da usare in autonomia, questa è una differenza che pesa. Un abbonamento copre l'intera famiglia, esiste un piano gratuito e l'interfaccia è disponibile in nove lingue, italiano incluso. Quello che non è: un editor di schede più comodo di quello di Anki. Se il tuo obiettivo è configurare finemente gli intervalli o importare mazzi altrui, Anki resta più adatto e cambiare sarebbe una perdita. La differenza è su chi fa il lavoro di preparazione, ed è l'unica domanda che conta davvero in questa scelta fra le due.

Quando conviene restare su Anki

Quando sei tu a sapere cosa devi ricordare. In quel caso nessuna alternativa di questo elenco ti dà qualcosa che valga il costo del cambio.

I segnali sono concreti: studi a livello universitario o professionale, i tuoi argomenti sono stabili e uguali per tutti, hai già dei mazzi tuoi con mesi di cronologia dentro, ti interessa regolare gli intervalli. Anki è gratuito su desktop e Android, il formato dei dati è aperto, la comunità ha prodotto migliaia di estensioni e la licenza libera significa che non può esserti tolto né chiuso dietro un abbonamento. Migrare da lì per fastidio verso l'interfaccia è quasi sempre una perdita netta, perché perdi la cronologia delle ripetizioni, che è la parte che rende gli intervalli sensati. La domanda da farsi prima di cambiare è una sola: il tuo problema è lo strumento, o è il fatto che il materiale non esiste ancora? Se è il secondo, cambiare editor di schede non lo risolve.

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